Decreto Dignità: le novità per il settore degli autotrasporti

Una normativa che comporta delle novità per tanti settori, e anche per quello degli autotrasporti: si tratta del decreto Dignità, che è stato approvato lo scorso 2 luglio dal Consiglio dei Ministri.

Questo Decreto aveva come obiettivo generale determinare alcune misure urgenti per le aziende e i lavoratori e, ovviamente, ha una certa influenza anche in riferimento a chi si occupi del trasporto su gomma.

Il settore degli autotrasportatori vede alcune novità provenienti dal Decreto Dignità, in modo particolare per il rinnovo dei contratti di lavoro.

Decreto Dignità per autotrasporti legge 2018

Decreto Dignità, le novità introdotte

 

Il decreto Dignità prevede novità particolari a partire dal trattamento dei lavoratori dipendenti. Per questi, infatti, la durata massima dei contratti a tempo determinato è stata ridotta dai 36 fino ai 24 mesi.

Questo anche per le assunzioni che fossero state somministrate attraverso l’uso delle agenzie interinali.

Il Decreto Dignità, inoltre, ha limitato le proroghe dei contratti a tempo determinato, riducendole da cinque a quattro, così da favorire le assunzioni a tempo indeterminato.

Le disposizioni del decreto anche per il settore dei trasporti si applicheranno a tutti i contratti che siano stati posti in essere a partire dal 14 luglio, data di entrata in vigore del Decreto stesso.

Per quanto riguarda i licenziamenti illegittimi sono previste delle proroghe per gli indennizzi, che vanno dai 6 ai 36 mesi a seconda delle condizioni contrattuali.

 

Decreto Dignità e le semplificazioni fiscali

 

Infine, il Decreto Dignità ha previsto anche alcune semplificazioni fiscali che consentiranno anche a chi operi nel settore dell’autotrasporto di svolgere al meglio alcuni passaggi burocratici.

Allo stesso modo, per evitare la delocalizzazione delle attività lavorative all’estero, il Decreto Dignità prevede una sanzione per le aziende che abbiano beneficiato di un bonus statale per lo sviluppo della propria attività.

In questi casi, qualora si verifichi una forma di delocalizzazione, l’azienda sarà obbligata a restituire un importo che potrà andare dalle due alle quattro volte rispetto a quanto era stato originariamente ricevuto.

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